Prima di tutto, avviso gli amici che ci leggono che questo breve articolo non parla di magia né di occultismo. Il termine esoterico sarà qui utilizzato nel suo pieno significato etimologico di “segreto”, riservato a pochi adepti.
Quali sono quindi le professioni esoteriche? Limitandoci alle professioni “d’aiuto”, possiamo indicare come professioni esoteriche tutte quelle professioni poco conosciute o scarsamente considerate dai più. Sono, invece, essoteriche cioè pubbliche, comuni e “visibili a tutti” quelle professioni ampiamente riconosciute per il loro valore sociale. In quest’ultima categoria, vanno sicuramente inserite professioni come il medico o l’infermiere, che sono ampiamente riconosciute per l’importanza che ricoprono quotidianamente.
Nel campo delle professioni “d’aiuto”, quali sono le professioni esoteriche? Per la scarsa rilevanza che viene loro riconosciuta a livello sociale, possiamo annoverare in questa categoria lo psicoterapeuta o il counsellor. Perché esoteriche? Per verificare quanto sono conosciute, al di fuori di pochi adepti, basta indagare quante persone conoscono la differenza fra un neuropsichiatra infantile e uno psico-pedagogo, fra uno psicoterapeuta uno psiconalista, fra un counsellor e uno psicoterapeuta. E quand’anche qualcuno conoscesse, ad un buon livello di approssimazione, le differenti competenze di questi professionisti, probabilmente avrebbe qualche difficoltà a capire se una sua situazione di vita è da sottoporre ad uno psichiatra o ad un counsellor. Questo articolo, intende fare un po’ di chiarezza su questo tema, in un momento in cui i mille neuropsicotuttologi presenti da anni in tv (o meglio, i giornalisti che li invitano) rischiano di creare un po’ di confusione nella testa dei telespettatori.
Il counsellor è una persona che si pone da ” ascoltatore” nei confronti di chi si trova in un momento di difficoltà e sente il bisogno di essere accolto ed ascoltato da qualcuno disposto a prendersi cura di lui. Ha seguito una formazione triennale post-laurea ma la laurea non è necessariamente richiesta, anche perché può aver riguardato materie lontane dal sapere psicopedagogico o medico. Spesso ci sono seri operatori socio-sanitari che seguono una formazione in counselling per aumentare le proprie competenze professionali, altre volte ci sono persone che hanno sbagliato, in passato, la scelta del corso di studi e che cercano di riqualificarsi tramite un percorso formativo meno impegnativo, in rapporto a quanto richiesto per svolgere altre professioni sanitarie. In questi casi, l’ironia della sorte porta chi era disorientato a svolgere il ruolo dell’orientatore, o counsellor scolastico. Per il momento, in Italia sia la formazione che il riconoscimento della figura del counsellor è affidata a scuole e albi privati.
Lo psicoterapeuta è un professionista che ha seguito la formazione accademica dello psicologo o del medico e, al termine dei cinque anni, ha intrapreso la formazione specifica in Psicoterapia. Questa formazione prevede spesso un impegno notevole, nel corso di quattro anni, e una terapia personale (individuale o di gruppo). Per quanto esistano i rispettivi Ordini professionali e, da qualche anno, corsi universitari di specializzazione, la tradizionale ricerca clinica è, dai tempi della psicoanalisi freudiana, appannaggio di scuole private.
Spesso neanche lo psicologo al termine del suo iter accademico ha una chiarezza di tutti i vari percorsi di specializzazione riconosciuti in Italia. Da deontologia professionale, il cliente dello psicoterapeuta ha diritto ad essere informato sul tipo di indirizzo seguito dal suo professionista ma visto che, per capire di cosa si tratta, egli dovrebbe avere una conoscenza di massima delle varie modalità di lavoro (conoscenza che manca agli stessi psicologi al termine dei cinque anni di studio) molti clienti preferiscono ignorare qual è l’indirizzo del proprio terapeuta.
A contrario del counsellor, lo psicoterapeuta è in grado di andare oltre una fase di ascolto e accoglienza per proporre un intervento di modifica di sintomatologie o, più in generale, di modalità di reazione che comportano malesseri più o meno limitanti.
Confrontiamo, infine, una professionalità vicina a quelle descritte ma più riconosciuta socialmente: lo psichiatra, con esso entriamo nel campo strettamente medico. Infatti, lo psichiatra è un professionista che ha seguito l’iter formativo previsto dalla facoltà di Medicina e Chirurgia per poi specializzarsi in Psichiatria. Questo è il motivo per cui, solo lo psichiatra, fra le professioni che si occupano di salute psicofisica, è abilitato a prescrivere psicofarmaci. Lo psichiatra si occupa più specificatamente di salute (e malattia) mentale e, quindi, molto spesso di “casi-limite”. Ciò non esclude, anzi, che si instaurino collaborazioni fra psicoterapeuta e psichiatra ma lo psicoterapeuta, specie se attivo al di fuori del servizio pubblico, lavora più spesso su situazioni disagiate che non limitano significativamente l’autonomia del proprio cliente-paziente.
La descrizione di queste tre professionalità, è necessariamente limitata per motivi di spazio e per non essere “specialistica” ma spero comunque sia stata utile nel far comprendere le differenze fra professioni vicine ma tutt’altro che intercambiabili.
A volte, si preferisce essere solo ascoltati senza voler correre il rischio di essere “etichettati” (counselling). Altre volte, il proprio malessere è così forte da dover ricorrere ad un medico specializzato (psichiatria). Ci sono, però, volte in cui è forte il bisogno di avviare un processo di cambiamento (psicoterapia) che vada oltre “lo sfogo” e la razionalizzazione del problema e che, d’altra parte, possa fare a meno della farmacoterapia.
Torneremo sull’argomento, per fare in modo che queste professioni siano un po’ meno “esoteriche”, entrando anche nel merito delle risposte che possono dare a bisogni diversi.
M.I.