Quante persone si trovano quotidianamente a pensare: Perché capitano tutte a me? Quante ancora ne devo passare per arrivare ad un po’ di quiete? Non ho diritto anch’io ad un po’ di serenità?
Nei momenti di maggiore fatica, non solo fisica, pensieri di questa natura sono abbastanza tipici. Sono momenti in cui la serenità sarebbe già un buon risultato e non si aspira nemmeno lontanamente alla tanto citata “felicità”, qualcosa di inarrivabile, di sepolto dalle piccole o grandi ansie quotidiane. Eppure, come stanno confermando sempre più esperti, il successo di una società non è misurabile solo dal suo livello di sviluppo economico.
Recentemente, l’Istat ha accolto la provocazione di andare oltre il P.I.L. (prodotto interno lordo) per misurare veramente la qualità della vita degli italiani. Nasce così il progetto BES, Benessere Equo Sostenibile (www.misuredelbenessere.it), che intende definire ciò che realmente conta per la popolazione reale, attraverso dodici parametri: l’ambiente, la salute, il benessere economico, l’istruzione e la formazione, il lavoro e la conciliazione con i tempi di vita, le relazioni sociali, la sicurezza, il benessere soggettivo, il paesaggio e il patrimonio culturale, la ricerca e l’innovazione, la qualità dei servizi e, infine, la politica e le istituzioni. L’idea è molto interessante e si sviluppa sulla base di una letteratura scientifica importante su questo tipo di valutazioni ma, al di là delle registrazioni statistiche, possiamo usare questi dati per analizzare il nostro livello di Serenità personale? Se non attribuiamo semplicisticamente le nostre difficoltà quotidiane alla mancanza di denaro (benessere economico) o ai rompiscatole che ci stressano (relazioni sociali), probabilmente avremmo maggiori possibilità di cogliere in cosa va migliorata la nostra situazione, quali aspetti della vita vanno adeguati ai nostri reali bisogni.
Proviamo, allora, a valutare approssimativamente la nostra attuale situazione di vita in base ai seguenti parametri.
La salute:
Quante volte al giorno pongo attenzione a come sta il corpo? 0 1-3 4-6 più di 6
Quante volte alla settimana mi dedico ad un’attività fisica? 0 1-3 più di 3
Quante volte alla settimana rido di gusto? 0 1-3 più di 3
L’Istruzione e la formazione:
Il mio livello di istruzione scolastica mi soddisfa? Si No
Le mie competenze professionali sono sufficienti per gli obiettivi lavorativi che mi pongo? Si No
Quanto tempo è passato dall’ultimo corso di formazione che ho frequentato?
0 anni 1-3 anni più di 3 anni
Il lavoro e la conciliazione con i tempi di vita:
Ritengo di avere abbastanza tempo per le attività quotidiane? Si No
Il mio lavoro è sufficientemente stabile? Si No
Dedico sufficientemente tempo alla mia famiglia? Si No
Le relazioni sociali:
Su quante persone posso contare nei momenti di bisogno? 0 1-3 più di 3
Quanti rapporti significativi fanno parte della mia vita? 0 1-3 più di 3
Quante mie attività settimanali coinvolgono un gruppo? 0 1-3 più di 3
Il benessere soggettivo:
Quanti miei bisogni irrinunciabili al momento non sono soddisfatti? 0 1-3 più di 3
Quante attività quotidiane sento essere imposte? 0 1-3 più di 3
Quante volte a settimana mi sento complessivamente bene? 0 1-3 4-6 più di 6
Queste domande, che ognuno può porre a se stesso come momento di autoriflessione, riguardano solo una parte dei parametri scelti dall’ISTAT per misurare il BES. Eppure sono quelle che possono portare più facilmente a fare delle scelte di cambiamento personale. Infatti, alcuni dei parametri scelti dal progetto sul Benessere Equo Sostenibile non dipendono dal singolo e, quindi, sono più utili per quelle scelte che riguardano la popolazione in generale. Se, però, ognuno si interrogasse più spesso in modo mirato sulla propria salute, sul proprio benessere, sui propri rapporti sociali, sul proprio tempo o sulla formazione che ha scelto nel corso della propria storia personale, inizierebbe a contribuire veramente al miglioramento complessivo della società, invece di attendere che qualcun altro agisca sui parametri di tipo socio-politico per darci quella serenità che meritiamo. L’alternativa alla ricerca personale di benessere è legata alla speranza che il prossimo Governo del Paese abbia doti salvifiche, non riscontrate nei precedenti.
M.I.